Vino rosato di Puglia

Scritto da il 27 Maggio 2021

Cosa non c’è da amare del rosato? Fresco, rinfrescante e fruttato, è perfetto per essere abbinato a una varietà di cibi, così come per essere sorseggiato da solo nei pomeriggi assolati. Contrariamente alla credenza popolare, i rosati ben fatti possono anche resistere alla prova del tempo in cantina (se prodotti dalle mani giuste, ovviamente).

La Puglia, in particolare, si è distinta per la produzione di vini rosati particolarmente apprezzati. Merito della loro freschezza e complessità, che riuscirà a farti assaporare tutta la ricchezza di una regione capace di produrre delle vere e proprie eccellenze nel campo enologico.

La storia del rosato in Puglia

L’origine dei vini rosati in Puglia vanta una storia che si perde a ritroso nei secoli. Già i Greci, insediatisi nella regione, praticavano la cosiddetta vinificazione “a lacrima”, ovvero sottoponendo a delicata pigiatura le uve nere poste in sacchi, in modo da farle lacrimare e da raccogliere il mosto, senza tenerlo a contatto con le bucce.

In epoca moderna il vino rosato era molto diffuso tra le famiglie salentine, che lo producevano e consumavano per il fabbisogno soprattutto in contesti contadini e rurali.

La valorizzazione del rosato, inadatto per la produzione dei vini da taglio all’epoca molto richiesti, avvenne a partire dal 1943 ad opera di Salvatore Leone de Castris, nella sua azienda di Salice Salentino. Il vino era ottenuto da uve Negroamaro prodotte nella tenuta “Cinque Rose”, 90%di Negroamaro e 10% di Malvasia Nera. Tutt’ora una vera e propria istituzione quando si parla dei migliori vini rosati italiani. Fu anche il primo rosato pugliese ad essere esportato in America con il nome di “Five Roses”.

Quella fortunata etichetta non ha smesso da allora di essere prodotta ed ha aperto la strada del successo a numerosi produttori della Puglia intera.

I migliori rosati di Puglia: zone di produzione

I vini rosati presentano diverse etichette DOC e IGT come previsto dai disciplinari della regione Puglia. Tra questi:

  • Vini rosati I.G.T.: Puglia, Daunia, Valle d’Itria, Salento, Tarantino e Murgia.
  • Vini rosati D.O.C.: Colline Joniche, Salice Salentino, Squinzano, Orta Nova, Brindisi, Castel del Monte, San Severo, Leverano, Galatina, Lizzano, Alezio, Matino e Nardò.

I vitigni utilizzati per la produzione dei rosati possono essere di diverse tipologie. I più utilizzati includono: Sangiovese, Uva di Troia, Montepulciano, Aglianico, Primitivo, Negroamaro e Malvasia Nera, impiegati sia in purezza che in maniera predominante, con l’apporto di altri vitigni.

Il vino rosato è un vino dal gusto prevalentemente fruttato, dal colore che va dal rosa tenue, al chiaretto e al cerasuolo. Il Rosato va consumato ad una temperatura di servizio tra i 10°C e i 15°. Gustando un Rosato ci accorgiamo che prevalgono sensazioni di acidità, aromaticità e di corposità leggera. Si consiglia di gustare il rosato con pasti a base di pesce, o primi piatti accarezzati da sughi delicati.