Quando le pentole in Salento le riparava lo stagnino

Scritto da il 28 aprile 2014

Mentre oggi siamo abituati a ricomprare tutto quello che ci occorre invece di far riparare scarpe, pentolame ed accessori vari, che magari hanno subito solo dei lievi danni, in passato non era affatto così. Non si sprecava assolutamente nulla e gli oggetti di uso quotidiano non venivano gettati al primo accenno di malfunzionamento o deterioramento, ma piuttosto riparati anche più volte.

Questo è quello che faceva ad esempio lo stagnino, conosciuto in gergo salentino come lu stagninu, ovvero un saldatore che andava girando nelle piazze delle città oppure si stabiliva in piccole botteghe piene di fuliggine. Un punto di riferimento per le massaie che avevano necessità di far riparare pentole, secchi e tegami che, a causa del prolungato utilizzo, si bucavano o rompevano.

La tradizione dello stagnino in Salento

Lo stagnino per lavorare aveva bisogno solo di un piccolo riparo e di una fucinella portatile alimentata a carbone, con i quali non solo riparava gli oggetti malconci, ma ne realizzava anche di nuovi maneggiando grandi fogli di lamiera, tenaglie, verghe di stagno, dando vita a caffettiere, imbuti e secchi da rivendere. Lucidati con particolari acidi.

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Foto di Biagino Papa – tratta da www.flickr.com

Un piccolo fornello, incudini, martelli e un tavolo sgangherato creavano la piccola officina dello stagninu, che poi esponeva le sue merci su delle tavole di legno, sotto gli occhi delle massaie che periodicamente si rivolgevano a lui per acquistare menze, recipienti adibiti alla raccolta dell’acqua dalle fontane, sicchi, firsure, brocche, teglie e tegami di ogni dimensione.

Oggetti realizzati con stagno consumato al minimo, dal momento che costava caro e lo spreco non era affatto concepito, ma abbelliti con bronzo e decorazioni particolari. Dei prodotti insomma di alta manifattura che erano destinati a durare decenni, e che ancora oggi vengono esposti nelle case o nei ristoranti come testimonianza di un’epoca passata.

Lo stagnino come pure lo scarparu, sono due degli antichi mestieri salentini che hanno caratterizzato la storia e la tradizione di questo meraviglioso lembo di terra italiana, ancora molto orgogliosa del suo passato e dei protagonisti che ne hanno fatto parte. Voi lo ricordate?