Lu scarparu: antichi mestieri della trazione salentina

Scritto da il 23 febbraio 2012

Il Salento è una terra antica, fatta di gente semplice che ama conservare e tramandare le tradizioni locali che rendono fantastica questa zona. Tuttavia, ci sono delle cose che inevitabilmente tendono a scomparire, anche se non del tutto.

Se molte tradizioni si sono conservate quasi intatte con il passare dei secoli come la raccolta delle olive, la pesca e le varie rappresentazioni religiose, altre si sono sbiadite con il passare del tempo.

Fino a non moltissimo tempo fa ad esempio, c’era un mestiere che veniva considerato quasi una vera e propria arte, ovvero quello dello scarparo (lu scarparu). Stiamo parlando del calzolaio, del ciabattino, per intenderci, ovvero di quelle persone che erano in grado di creare o di riparare le calzature di uomini, donne e bambini.

Anni fa infatti, la situazione era ben diversa da quella attuale. Le scarpe erano un bene importante e costoso, che in pochi potevano permettersi e spesso ci si doveva accontentare di un solo paio o al massimo di due, uno da usare tutti i giorni e l’altro da utilizzare solo per le occasioni importanti, entrambi da conservare con attenzione per decenni.

La richiesta era comunque tanta ed erano numerose in tutto il territorio salentino le varie botteghe di questi grandi maestri, in grado di realizzare con amore e passione delle calzature interamente fatte a mano, con materiali di prima qualità come la pelle e il cuoio. A differenza di quello che accade oggi con le grandi produzioni industriali, in passato si aveva la certezza di acquistare dei prodotti di ottima qualità e ben fatti.

Non esistevano i punti vendita e chi voleva un paio di scarpe da acquistare o da riparare doveva recarsi in queste piccole botteghe oppure aspettare l’arrivo dei vari scarpari con i loro carretti, dotati di ogni attrezzo utile per la riparazione, come pezzi di legno e attrezzi in ferro.

Ogni settimana i vari calzolai portavano i loro prodotti da Ugento a Casarano, da Maglie ad Otranto, da Casarano a Nardò, creando una sorta di punto di incontro e coesione nella popolazione locale.

Un lavoro di grande abilità e precisione che purtroppo è andato perdendosi con il passare degli anni. Oggi si preferisce comprare una scarpa che costa poco e magari buttarla via dopo una sola stagione, invece di ripararla o di acquistarla con l’intenzione di sfruttarla per molto tempo.

Durante una visita in Salento potrete addirittura trovare ancora qualche piccola bottega nei piccoli centri storici. A Matino ad esempio c’è un piccolo laboratorio di due metri per tre in via Marconi, di proprietà di un uomo che ha fatto il mestiere del ciabattino per circa settant’anni e che racconta volentieri di come si lavorava giorno e notte per realizzare le scarpe a chi le aveva commissionate. Avvalendosi a volte anche dell’aiuto delle cosiddette “rivettatrici”, ovvero delle donne che si occupavano di assemblare i vari pezzi cucendoli a macchina.

Un mestiere antico e ricco di suggestioni che ha fatto la storia del Salento e dei suoi piccoli comuni nei quali, anche se in tracce piccolissime, continuano a resistere e ad essere apprezzati dalla gente locale e non. In ricordo di epoche diverse nelle quali anche le più piccole cose erano ricche di valore e significato.

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