La tradizione del cantastorie nel Salento

Scritto da il 14 luglio 2014

Più volte vi abbiamo raccontato degli antichi mestieri salentini, figure che in gran parte sono andate scomparendo in favore della modernità e delle sue veloci abitudini. Basti pensare allo stagninu, ovvero a colui che girando di piazza in piazza radunava le massaie locali per riparare secchi, pentole e imbuti, o magari all’ombrellaru, specializzato nella riparazione degli ombrelli, oggetti costosi destinati a durare per decenni all’interno di una famiglia.

Oggi siamo abituati a buttare e ricomprare quello che ci occorre, rivolgendoci sempre meno allo scarparu per riparare le nostre calzature, oppure al terracottaro per acquistare importanti oggetti di uso quotidiano. Anche se in Salento resta comunque molto forte il ricordo di questi antichi mestieri, dei quali si apprezzano ancora oggi prodotti come il ricamo e i raffinati panari salentini, di cui sono ricche le bancarelle e le fiere locali.

Il cantastorie salentino

Questa volta vogliamo soffermarci su un mestiere antico ed affascinante, che ha caratterizzato per decenni la tradizione salentina e non solo, ovvero quello del cantastorie. Una figura conosciuta soprattutto negli anni che precedettero la prima guerra mondiale.

cantastorie-salentino

Immagine tratta da grottagliesitablog.wordpress.com

Un tempo in cui la televisione non esisteva e il modo più rapido per conoscere importanti fatti di cronaca o gossip, era proprio quello di radunarsi in piazza per ascoltare le storie narrate da questo singolare personaggio.

Tradimenti, avventure, omicidi, erano i temi principali che venivano affrontati dal cantastorie vagabondo, che si aggirava tra mercati, piazze e fiere di paese attirando l’attenzione della popolazione locale. Il tutto con l’aiuto di motivetti popolari e di un cartellone sul quale erano dipinte le scene principali tratte dalle vicende narrate.

Il cantastorie saliva su di uno sgabello e iniziava a cantare le sue vicende, illustrandole sul cartellone. Al termine della narrazione volgeva il cappello e raccoglieva le offerte da parte del pubblico, intento a commentare le storie appena apprese, distribuendo foglietti colorati sui quali erano state stampate le parole appena cantate.

La tradizione dei cantastorie proviene da molto lontano, collocandosi al tempo dei giullari medievali e degli araldi greci, ed è proprio grazie a figure di questo tipo che molte delle più grandi opere teatrali e letterarie sono giunte fino ai giorni nostri, passando poi gradualmente dalla forma orale a quella scritta.

Il cantastorie salentino ha attraversato per decenni le piazze dei borghi locali, diffondendo le sue note e le sue parole tra la curiosità e i commenti della popolazione, pronto a ripartire in fretta verso nuove mete.