Giù le mani dalla mia ricetta! Una storia di spionaggio culinario

Scritto da il 19 novembre 2012

Quello che voglio proporvi oggi non è il solito articolo che vi aspettereste in genere su Vizionario, ma piuttosto una sorta di oscuro racconto che parla di misfatti, padelle, ingiuste accuse e zucchine… si zucchine.

Una vicenda che, tra un cucchiaio di pastella e un peperone, ci ha portati ad una profonda e saggia riflessione, come del resto accade in tutte le storie che si rispettino, ma iniziamo dal principio…

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IL REGNO DELLE CUCINE SALENTINE

Era una tiepida mattina di sole come tante altre e, nel Regno delle Cucine Salentine, la vita scorreva uguale come da numerosi decenni a questa parte: i paffuti pasticciotti sonnecchiavano al calduccio nel forno, le ruvide frise si apprestavano a farsi belle adornandosi con pezzetti di pomodoro, dandosi una spruzzata di origano di tanto in tanto, e le fave si spogliavano svogliatamente per farsi un bel bagno caldo.

Insomma, tutto procedeva come sempre quando ad un tratto la tranquillità del regno fu scossa da urla sguaiate e fastidiose: “mi hanno copiato la ricetta! mi hanno copiato la ricetta!”

Ad urlare era la Superficialità che, come al solito, montava sempre un gran casino per niente, ci erano abituati un po’ tutti. Sbraitando e urlando, la Superficialità attirò l’attenzione di tutti i presenti affermando che, la sua ricetta dei cecamariti, una delle più antiche e gustose del Regno delle Cucine Salentine, era stata maleficamente trafugata e scopiazzata.

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Tra le urla di plagio, i commenti poco carini e i giudizi avventati sull’operato di persone oneste e rispettose del proprio lavoro, nonché di quello degli altri, tutti si avvicinarono per seguire l’evolversi della vicenda. Si avvicinò dapprima la Professionalità, che cercò di calmarla e di dirle che c’era modo e modo per esprimere un dubbio o una perplessità, ma fu tutto inutile. La Superficialità continuava imperterrita con le sue illazioni senza concedersi un attimo per riflettere.

Intervennero allora in aiuto la Sincerità e la Razionalità, le quali cercarono di spiegarle che si era trattato magari solo di un malinteso, di un equivoco, che le cose potevano essere sistemate e che nessuno aveva mai avuto l’intenzione di farle un torto. Niente da fare, la Superficialità, mossa dalla leggerezza che la contraddistingue, continuava a gettare fango in ogni modo possibile.

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Nella confusione generale di chi, da un lato, si univa alla sete di giustizia della Superficialità e chi invece dall’altro, cercava di comprendere meglio la dinamica dell’incidente, una voce tuonò su tutte: era la voce della Tradizione, che con la sua antica saggezza e la sua grande esperienza mise a tacere tutti.

Ella affermò, con una semplicità disarmante, che le ricette tradizionali del Regno delle Cucine Salentine sono le stesse da decenni e che, seppur con qualche piccola variazione o personale interpretazione, gli ingredienti e i procedimenti non potevano essere poi così diversi da una ricetta all’altra. Deducendone di conseguenza che nessuno poteva vantare su di esse una proprietà assoluta. La Superficialità smise allora di urlare e se tornò da dove era venuta. Se abbia capito o meno la lezione questo ancora non lo sappiamo, fatto sta che nel Regno delle Cucine Salentine, la vita tornò alla normalità e a piangere per questa triste vicenda… erano rimaste solo le cipolle.

LA MORALE

Ho usato questa pseudo-favola per dire una cosa molto semplice: c’è chi il proprio lavoro lo fa con attenzione e passione e chi no. Io fortunatamente ritengo di essere tra i primi e se dovessi incappare in un articolo scopiazzato o trafugato senza pietà da Vizionario sarei la prima a sentirmi offesa e a chiedere giustizia.

Tuttavia credo che prima di lanciarmi in accuse e derisioni plateali, come invece è stato fatto nei miei confronti (leggi la discussione sulla pagina Facebook di Vizionario), avrei di certo optato per un confronto ed un approccio diverso e più professionale. Detto questo, l’ambito delle ricette è purtroppo spinoso per un copywriter poiché, a meno che non si tratti di una personale creazione o di una ricetta molto particolare, non c’è copyright che tenga, soprattutto se si sta parlando di una ricetta antica e tradizionale.

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Se per fare i cecamariti ci vogliono determinati ingredienti e un procedimento che è lo stesso da anni, io non ci posso fare nulla, a meno che non si debba parlare di plagio per tutte le ricette che spiegano come fare l’impasto per la pizza, gli spaghetti al pomodoro e quant’altro. Argomento trattato peraltro anche in forum autorevoli come quello di Giorgio Tave. Sono in grado di poter scrivere un pensiero senza doverlo copiare da altri e chi mi conosce lo sa bene.

Le incomprensioni, gli errori, gli equivoci e anche gli scopiazzamenti, sono cose con le quali dobbiamo fare i conti quasi tutti i giorni e chi ha un blog lo sa bene. Ma è anche vero, e fortunatamente mi è capitato spesso, che con il confronto corretto ed educato, da un disaccordo iniziale sono nate anche tante interessanti collaborazioni. Probabilmente non sarà questo il caso, ma mi sembrava comunque importante ribadire quanto Vizionario e la genuinità dei suoi contenuti siano importanti per me e per chi l’ha ideato.